Accredito 07
PISTA STELVIOFinish_Area
 
 


UN BRIVIDO LUNGO DUE MINUTI

La pista “Stelvio” di Bormio è stata sede per due volte dei Campionati del Mondo Fis di sci alpino: per giudizio unanime, è in assoluto il tracciato più spettacolare e tecnicamente difficile insieme a quello di Kitzbuhel. La pista “Stelvio” di Bormio è stata disegnata per permettere ai grandi campioni di mettere in mostra tutte le loro doti tecniche e atletiche. «Qui non ha mai vinto nessun outsider» ricorda Aldo Anzi, direttore di pista. «L’atleta che sale sul podio a Bormio ha la certezza di possedere eccezionali qualità, agonistiche e tecniche».

Inaugurata nel 1982 in occasione della prima edizione delle World Series, la pista “Stelvio” di Bormio è stata sede per due volte sede dei Campionati del Mondo FIS di sci alpino: nel 1985 e, esattamente vent'anni dopo, nel 2005. E, dal 1993, ogni 29 dicembre, su questa pista si disputa la tradizionale discesa di fine anno della Coppa del Mondo. Sulla “Stelvio” hanno trionfato campioni del calibro di Luc Alphand, Stephan Eberharter, Johann Grugger, Lasse Kjus, Hermann Maier, Daron Rahlves, Andreas Schifferer, Hannes Trinkl, Fritz Stobl, Bode Miller e Michael Walchhofer.

Con quasi 3.230 metri di sviluppo reali, 986 metri di dislivello e una pendenza massima del 60%, la “Stelvio” è notoriamente una pista che non perdona, l'unica
sulla quale dal cancelletto di partenza si vede distintamente l'area di arrivo.
L'avvio è mozzafiato. Due curve rapidissime e, subito dopo, il salto della Rocca. Poi, via nel canalino Sertorelli, dove si acquista velocità. Finché, superata la traversa di Fontana Lunga, si accede agli insidiosi curvoni degli Ermellini, per finire nella traversa della Carcentina, uno dei punti più spettacolari del tracciato. Pochi istanti per riprendere fiato e, dal Ciuk, si arriva al punto più veloce, il salto di San Pietro: una voragine sotto gli sci. Dopo la piana, si entra nel bosco, dove la pista è in contropendenza, con curvoni veloci e impegnativi che non ammettono errori. Si viaggia a più di cento allora fino al salto finale e, infine, sotto lo striscione d'arrivo. Due minuti scarsi di brivido e adrenalina pura.

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