La 'Stelvio' raccontata da Aldo Anzi
Una pista disegnata per permettere ai grandi campioni di mettere in mostra tutte le loro doti, sia tecniche che atletiche.
È questo il commento del direttore di pista della 'Stelvio', Aldo Anzi. "Qui non ha mai vinto un outsider" - dice Anzi - "e se un atleta vince a Bormio ha la certezza di avere delle grandi qualità. Molti credono che per andare forte in discesa libera basti avere il coraggio necessario per gettarsi a tutta velocità verso l'arrivo, ma non è così. Tanto meno su una pista come questa. Per vincere sulla 'Stelvio' bisogna saper sciare alla grande, altrimenti non c'è storia. Saper condurre certe curve a queste velocità è una prerogativa dei campioni veri".
Appena usciti dal cancelletto, gli atleti si trovano subito ad affrontare una pendenza che raggiunge il 63%. "I primi 15-20 secondi di gara sono davvero impegnativi" - spiega ancora Aldo Anzi - "paragonabili forse solo alla 'Streif' di Kitzbühel. Tanto per dare un'idea della pendenza generale, credo che la 'Stelvio' sia l'unico tracciato in cui dal cancelletto di partenza si può vedere chiaramente l'area di arrivo. Subito dopo questa prima parte gli atleti affrontano una serie di salti, non molto difficili ma comunque impegnativi perché disposti in diagonale. Poi c'è il salto della Rocca e il Canalino Sertorelli. Questo è l'unico punto della pista in cui gli atleti possono davvero respirare!"
Una pista che non perdona né dal punto di vista tecnico, né da quello fisico, con i suoi 1000 metri di dislivello su uno sviluppo reale di circa 3230 metri. Se bisogna davvero saper sciare per ottenere un risultato di prestigio a Bormio, la preparazione atletica non è meno importante. "Alcuni atleti riescono a fare bene la prima parte ed arrivare in linea con i migliori al Salto di San Pietro" - continua Aldo Anzi - "Ma da lì all'arrivo è ancora lunga e capita che arrivino in fondo così stanchi che commettono molti errori, alcuni anche banali, e si giocano la gara".