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La Grande Guerra

Nell’antichità e nel pensiero moderno la guerra venne considerata da taluni filosofi come una condizione naturale e oggettiva, indipendente dalla volontà degli individui. E sicuramente non dipese dalla volontà di quegli uomini che durante gli anni della Prima Guerra Mondiale si trovarono sulle montagne che circondano Bormio, baionette alla mano, a combattere contro altri uomini, gente ugualmente esperta di quelle cime, ma austriaci e non italiani, che spesso si conoscevano perché condividevano i medesimi pericoli e i medesimi ambienti: boscaioli, guide alpine, cacciatori.

Per tre anni dal 1915 al 1918 la guerra divampò sulle cime, lungo i pendii e le pareti di roccia, sui ghiacciai e persino dentro le montagne del bormiese. Vennero aperte strade militari, tracciati sentieri e mulattiere per portare i rifornimenti di uomini, materiali, viveri e munizioni il più possibile vicino alle prime linee. Si combattè a quote impensabili, spessissimo oltre i tremila metri di altezza.

La data del 13 agosto 1918 è stata per anni ricordata a Bormio perché nell’azione presero parte moltissimi soldati della zona. Quel giorno vennero conquistate le vette del San Matteo e del Mantello mettendo così fine ai bombardamenti con cui lassù gli austriaci combattevano le posizioni italiane. Molte le azioni, oltre a questa, a cui presero parte gli abitanti della zona, molto il fuoco che le montagne ascoltarono per i lunghi e tragici anni della guerra, molti i corpi che non furono più ritrovati, a cui i monti valtellinesi hanno dato l’estremo saluto.

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